Discos

Un Don Giovanni senza l’Ottocento

Emanuele Senici

viernes, 8 de febrero de 2008
Wolfgang Amadeus Mozart: Don Giovanni. Johannes Weisser (Don Giovanni), Lorenzo Regazzo (Leporello), Alexandrina Pendatchanska (Donna Elvira), Olga Pasichnyk (Donna Anna), Kenneth Tarver (Don Ottavio), Sunhae Im (Zerlina), Nikolay Borchev (Masetto), Alessandro Guerzoni (Il Comendatore). Rias Kammerchor. Freiburger Barockorchester. René Jacobs, direttore. Direzione artistica: Martin Sauer; incisione e montaggio: René Möller. 3 Super Audio CD, 170’; Teldex Studio Berlino, 2006. Harmonia Mundi HMC 801964-66

Entrare in sala d’incisione per un Don Giovanni deve essere davvero difficile per un direttore d’orchestra oggi. Una registrazione in CD di quest’opera strafamosa sembra possa giustificarsi solo se si ha qualcosa di veramente nuovo da dire. Ma che cosa si potrà mai avere di nuovo da dire sul Don Giovanni, dopo più di duecento anni di ininterrotta popolarità sui palcoscenici di tutto il mondo e almeno settanta di incisioni dell’opera completa, che ammontano ormai a svariate decine tra studio e live? Come trovare uno spazio originale d’espressione in un campo così densamente popolato? D’altra parte, ogni epoca ha il diritto di proporre la sua visione di un testo classico, quale Don Giovanni certamente è nella cultura occidentale non meno del Quixote o di Hamlet. Il nodo sta nel rapporto dinamico tra questa visione e quelle che l’hanno preceduta: quanto ripetere e quanto cambiare? Mi pare che il nuovo Don Giovanni di Jacobs sia acutamente consapevole di questa non facile situazione, e in parte ne soffra.

Il corposo libretto che accompagna il CD è un segno evidente di tale consapevolezza: in una lunga “intervista a se stesso” Jacobs dichiara di voler rimuovere dall’opera di Mozart le incrostazioni ottocentesche e riportarla alla vera concezione d’autore, invocando una corposa letteratura musicologica in proposito (c’è persino una bibliografia). Le discussioni musicologiche sulle radici moderniste della retorica autenticistica dell’early music movement paiono però essere sfuggite a Jacobs, che crede ancora di poter far passare in questo modo l’ansia di dover fare qualcosa di nuovo a tutti i costi (l’imperativo modernista par excellence) per volontà di conformarsi alla volontà d’autore. Queste sono parole, e quel che conta è l’esecuzione musicale, d’accordo. È però interessante notare come le idee manifestate in queste parole influenzino direttamente alcune scelte musicali.

Jacobs spiega come la prima interprete di Donna Anna a Vienna, Aloisia Lange, era specializzata in parti da ingénue, e non fosse un soprano drammatico. Secondo lui, quindi, la tradizione di affidare questo ruolo ad un soprano con una voce piuttosto drammatica è errato. Può darsi che questo sia vero, anche se vorrei prove più consistenti per crederci del tutto. Jacobs non lo dice esplicitamente, ma è chiaro che queste considerazioni lo hanno portato ad affidare Donna Anna ad un soprano decisamente leggero come Olga Pasichnyk, la quale ha una voce dal timbro piacevole ed è un’interprete musicale, ma si trova in evidente difficoltà sugli acuti di ‘Or sai chi l’onore’ (la voce si sfibra e si indurisce, il vibrato si allarga troppo), ed esegue le colorature di ‘Non mi dir’ a mezza voce, quasi in punta di piedi, mentre la storia della vocalità ci insegna che esse erano eseguite a voce piena sia nel Settecento che nell’Ottocento -- eseguirle a mezza voce le priva della loro carica espressiva.

Quanto però ha contato in questa scelta lo studio della tradizione esecutiva ‘originale’, e quanto la volontà, anzi la necessità, di fare qualcosa di nuovo nel contesto della tradizione discografica del Don Giovanni? Ma, allo stesso tempo, quanto sono influenzate le mie critiche da questa stessa tradizione? Non è possibile dare risposte semplici e brevi a tali quesiti, ma mi sembra valga la pena di porli, anche per aiutare il lettore a collocare il mio discorso in un contesto critico specifico, e quindi a valutarlo indipendentemente.

Molti hanno ammirato l’incisione delle Nozze di Figaro che Jacobs presentò qualche anno fa. Quasi altrettanti hanno lodato quella, più recente, della Clemenza di Tito. Nella prima brilla il Figaro di Lorenzo Regazzo, nella seconda la Vitellia di Alexandrina Pendatchanska. Entrambi si rivelano gli elementi forse più vitali di questo Don Giovanni, con un’importante differenza. Al primo la parte di Leporello va a pennello sia per temperamento che per voce: il risultato è una delle migliori interpretazioni di questo personaggio che io conosca, perfettamente in bilico tra le esigenze del testo e quelle della musica, con una miriade di nuove sfumature e sottigliezze (certo il fatto che Regazzo sia di madrelingua italiana faccia una grande differenza). Si ascolti, per esempio, come l’esclamazione di Leporello “Oh bella! Donna Elvira!” all’apparire di quest’ultima contenga sia la sorpresa che il riso represso, senza che lo sforzo interpretativo porti a rinunciare alla chiara articolazione di ogni nota.

La voce acidula e il temperamento aggressivo della Pendatchanska ne farebbero una Donna Elvira ideale, e in molti momenti i risultati sono davvero ragguardevoli, ma la tessitura della parte è chiaramente troppo bassa per il soprano bulgaro. Si badi bene, la tessitura, non l’estensione: chi ha cantato Vitellia con successo non ha paura di una dozzina di note gravi, ma la maggior parte del ruolo di Vitellia è per un soprano vero, mentre Donna Elvira insiste su una zona della tessitura che per la Pendatchanska è troppo bassa di circa una terza, dove la voce non sboccia, ma anzi si fa sorda e flebile. La Pendatchanska è un’interprete intelligente e supplisce a questo problema con un’articolazione molto pronunciata delle consonanti, il che ne fa una Donna Elvira particolarmente isterica e aggressiva. Ma perché chiedere a lei di cantare Elvira quando Anna le sarebbe calzata a pennello? È interessante notare come Jacobs non discuta la tradizione esecutiva di Donna Elvira nelle sua auto-intervista.

Johannes Weisser è giovanissimo (è nato nel 1980) ed ha una voce bella e flessibile, ma molto chiara, quasi tenorile. Voce ed interpretazione mettono l’accento sul temperamento volatile e seduttivo del personaggio, mentre vengono a mancare autorità e potenza. Questo è un Don Giovanni da cui si possono far sedurre soprattutto ragazze (e lui lo sa, se “sua passion predominante è la giovin principiante”): una donna con una certa esperienza di uomini lo troverebbe magari un po’ insipido (nell’auto-intervista Jacobs fa il nome di James Dean: un ragazzo appunto). Kenneth Tarver, al contrario, si fa notare proprio per la calma autorevole e la controllata serietà con cui dipana le sue difficili arie (‘Dalla sua pace’ nel corpo dell’opera e ‘Il mio tesoro intanto’ in appendice, dal momento che Jacobs sceglie di eseguire la versione viennese dell’opera, ma saggiamente mette in appendice i numeri composti per Praga e poi scartati da Mozart, cioè, oltre al ‘Il mio tesoro intanto’, anche l’aria di Leporello 'Ah pietà, signori miei’, sostituita a Vienna dal suo duetto con Zerlina ‘Per queste tue manine’, e i rispettivi recitativi di raccordo). La Zerlina di Sunhae Im è aggraziata e musicale ma davvero leggerissima, un po’ troppo perfino in disco, mentre il Masetto di Nikolay Borchev e il Commendatore di Alessandro Guerzoni sono corretti ma un po’ anonimi (ma forse sono le parti ad avere uno spettro limitato di emozioni e quindi a lasciare poco spazio ad interpretazioni notevoli).

Se il bilancio di Jacobs nella scelta degli interpreti è quindi piuttosto misto, come direttore dell’ottima Freiburger Barockorchester esso è decisamente positivo. Alcune scelte di tempi sono piuttosto inusuali, ma quasi sempre giustificate da come il direttore dà poi forma a tali tempi. Il continuo è molto attivo, soprattutto il fortepiano, che inserisce svolazzi e scalette un po’ dappertutto, ma non l’ho mai trovato fastidioso. L’aspetto forse migliore è l’attenzione all’ornamentazione vocale, soprattutto le appoggiature, che mi sembrano assolutamente essenziali nell’opera sette-ottocentesca ma che troppi ancora ignorano, e la variazione delle ripetizioni melodiche, ampiamente documentata storicamente ma ancora troppo poco praticata in nome di un’equivoca fedeltà al testo d’autore.

Non c’è quindi alcun dubbio che in molti sensi la volontà di scrostare il capolavoro porti a risultati molto apprezzabili da ascoltatori contemporanei, e faccia di quest’incisione una tappa importante nella storia della discografia dell’opera mozartiana. Se posso concludere con un volo di fantasia, ecco come una distribuzione dei ruoli principali di questo Don Giovanni pescando esclusivamente dalla lista di cantanti che sono già apparsi nelle precedenti incisioni mozartiane di Joacobs avrebbe, secondo me, fatto maggior giustizia alla complessità emotiva e alle caratteristiche musicali e vocali di questi ruoli: Simon Keenlyside (Don Giovanni), Lorenzo Regazzo (Leporello), Bernarda Fink (Donna Elvira), Alexandrina Pendatchanska o Patrizia Ciofi (Donna Anna), Kenneth Tarver (Don Ottavio), Patrizia Ciofi o Véronique Gens (Zerlina). Insomma, meno ragazzi e più adulti.

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